dedicati al diabete

Le terapie convenzionali

I farmaci secretagoghi

Sono farmaci che stimolano la produzione di insulina da parte del pancreas, legandosi a un recettore specifico presente sulle cellule beta. Appartengono a questa famiglia le sulfoniluree e le glinidi. Esistono sulfoniluree di prima (non più usate), seconda e terza generazione, che si differenziano per durata e intensità di azione. Il rischio principale in corso di terapia con sulfolinuree è quello dell’ipoglicemia. Da alcuni anni è inoltre disponibile una nuova generazione di farmaci secretagoghi, che si differenzia dalle sulfoniluree per la breve durata di azione, in grado di simulare la normale prima fase di secrezione insulinica ed avere quindi un maggiore effetto sui picchi di glicemia, tipicamente sull’iperglicemia post-prandiale, e minore rischio di ipoglicemia.

Farmaci insulino-sensibilizzanti

I farmaci di questa famiglia agiscono aumentando la sensibilità all’insulina dei muscoli e del fegato e riducendo la produzione epatica di glucosio. Il rischio di ipoglicemia in corso di terapia è pressoché inesistente. Questi farmaci sembrano esercitare altri effetti, tra cui un miglioramento del profilo lipidico e il contenimento del peso corporeo. L’effetto avverso più grave riscontrato in corso di terapia è quello dell’acidosi lattica, evento peraltro molto raro. Questi farmaci possono essere impiegati in associazione ai secretagoghi, permettendo così un trattamento rivolto al simultaneo miglioramento della sensibilità insulinica e della secrezione dell’insulina.

I tiazolinedioni (glitazoni)

I glitazoni agiscono aumentando la sensibilità all’insulina dei muscoli e del fegato e riducendo la produzione epatica di glucosio. Questi farmaci hanno inoltre un effetto sul metabolismo delle lipoproteine, con aumento del colesterolo HDL e riduzione dei trigliceridi. L’effetto avverso più grave riscontrato in corso di terapia è la ritenzione idrica, che può esacerbare o precipitare l’insufficienza cardiaca, per cui questi farmaci sono controindicati in pazienti con precedenti di insufficienza cardiaca o in corso di tale patologia. Altri possibili effetti secondari sono anche un modesto aumento di peso e l’anemia.

Gli inibitori dell’alfa-glucosidasi

I farmaci di questa famiglia agiscono rendendo più lento l’assorbimento dei carboidrati ingeriti con l’alimentazione, con conseguente riduzione dell’escursione glicemica post-prandiale. L’efficacia in termini di riduzione di HbA1c appare inferiore agli altri antidiabetici orali e per questo sono raramente utilizzati in monoterapia. Gli inibitori dell’alfa-glucosidasi non hanno effetti negativi sul peso corporeo e non si associano a rischio significativo di ipoglicemia. Gli effetti collaterali sono fondamentalmente rappresentati da flatulenza e dolori addominali.

Terapia insulinica

La terapia con insulina esogena rimane un’importante arma terapeutica anche per il diabete di tipo 2. Il trattamento insulinico è necessario in questi pazienti quando gli altri approcci terapeutici risultano inefficaci nel mantenere un buon controllo glicometabolico e, in via temporanea, in presenza di malattie intercorrenti o nel periodo perioperatorio. Nel caso di donne gravide e affette da diabete di tipo 2, la somministrazione di insulina è il trattamento di scelta quando la sola dieta non sia in grado di mantenere un adeguato controllo glicemico. Tanto le preparazioni ad azione pronta come quelle ad azione ritardata trovano un loro razionale impiego sia in monoterapia, sia associate all’uso di antidiabetici orali. Nel diabete di tipo 2, la terapia insulinica è inizialmente aggiunta alla terapia orale per essere poi, laddove necessario, adattata o intensificata.